martedì 28 marzo 2017

I cani non nascono amici dell'uomo


[...] I cuccioli hanno bisogno di una certa dose (ma nemmeno eccessiva) di contatto con le persone, se si vuole che reagiscano in modo amichevole nei loro confronti. Sembra inoltre che esista un'età ottimale affinché questo contatto si riveli efficace: a quanto pare due settimane di vita sono poche, ma dodici decisamente troppe, perché a quell'età i cuccioli avevano paura di tutto ciò con cui non erano entrati in contatto quando erano più piccoli. Ne risulta una finestra di opportunità che va dalle tre alle dieci-undici settimane, fase che gli scienziati dell'esperimento definivano il periodo critico degli animali.
L'idea che esista una siffatta fase deriva da uno studio condotto negli anni Trenta del secolo scorso da Konrad Lorenz, biologo premio Nobel. Avendo intuito che, per alcuni animali, l'identità della madre era frutto dell'apprendimento e non di una consapevolezza innata, Lorenz si era personalmente occupato di allevare una covata di anatroccoli. Le sue previsioni si dimostrarono corrette: non avendo mai visto la loro vera madre, i piccoli adottarono lui come "genitore" e lo seguirono ovunque come un branco di cani fedeli, senza prestare attenzione all'anatra che li aveva generati. 
Ciò che Lorenz aveva scoperto era un processo ora conosciuto come imprinting filiale, grazie al quale i cuccioli fissano nella memoria le caratteristiche dei loro genitori. [...] Le tempistiche non sono rigide come Lorenz aveva ipotizzato in un primo tempo, e per tale ragione le finestre di opportunità per l'apprenimento vengono al giorno d'oggi chiamate periodi sensibili.
[...] Noi umani "dirottiamo" i normali meccanismi di riconoscimento dei cani verso i loro simili. La capacità di socializzazioni multiple che presenta il cucciolo di cane domestico è il meccanismo grazie al quale possiamo inserirci nel loro ambiente e assumere un ruolo che in natura verrebbe ricoperto dai genitori.


I primi tre o quattro mesi di vita sono forse i più importanti nella vita di un cane. Nato con il forte impulso di conoscere il mondo che lo circonda, in questo periodo si adatta a qualsiasi tipo di ambiente in cui si trova, dalle strade di periferia di un villaggio nel Punjab a un grattacielo di New York. Come per molti altri animali, la reazione standard di fronte all'ignoto è la paura, con la differenza che per il cane e poche altre specie tale reazione può essere annullata dall'esperienza giusta. Per essere acquisita prontamente, tale esperienza deve essere presentata così che non infonda paura già di per sé; i cuccioli allevati in ambienti caotici e imprevedibili rischiano di non riuscire ad assimilare le informazioni con cui vengono bombardati, finendo per diventare cani parecchio ansiosi. Per questo motivo troppi stimoli possono essere tanto dannosi quanto troppo pochi, anche se l'esperienza quotidiana ci insegna che la maggioranza dei cuccioli ne riceve più o meno in giusta dose già solo per il fatto di crescere in ordinarie famiglie umane, esattamente il tipo di ambiente per cui il cane si è evoluto.
Il periodo sensibile compare quando i cani cominciano a conoscere le persone, non quando l'apprendimento finisce. Piuttosto, quando il periodo sensibile si conclude, inizia una seconda fase. Nella prima, il periodo di socializzazione, il cucciolo ha appreso di chi si può fidare; una volta che però ha compiuto circa dodici settimane, inizierà a evitare gli animali o alcuni tipi di persone, oggetti perfino, che non ha mai incontrato prima. Anche le relazioni individuali con gli altri cani cominciano a fare la loro comparsa tra l'undicesima e la dodicesima settimana. Alla fine del periodo di socializzazione, e per molte settimane ancora, il cucciolo di cane continuerà a raccogliere avidamente informazioni sui suoi compagni e sull'ambiente fisico in cui vivono, guidato dalle categorie "amico/possibile nemico" che ha stabilito durante il periodo di socializzazione.
In questo periodo giovanile, che in genere si ritiene cominci con l'insaturarsi della reazione di paura e prosegua fino alla pubertà, a circa un anno, il carattere del giovane cane è ancora molto malleabile. Le esperieze che accumula durante tale periodo possono avere un profondo effetto sulla personalità per il resto della vita. Anzi, alcuni risultati mostrano che il mese immediatamente successivo al periodo di socializzazione, fra le dodici e le sedici settimane, è quasi tanto importante per lo sviluppo della personalità adulta quanto il periodo di socializzazione stesso, ma sorprende consatatare quanti pochi siano gli studi che hanno esaminato i benefici dei puppy party, incontri di socializzazione organizzata rivolta ai cuccioli [...].


A differenza di quanto avviene con il periodo sensibile, i processi secondo cui i cuccioli, nel periodo infantile, adattano il loro comportamento all'ambiente non presentano caratteristiche particolari; i normali processi di apprendimento sono già piuttosto adeguati a fornire una spiegazione in tal senso. Il fatto è che, quando il cane cresce e diventa più determinato nei suoi comportamenti, la capacità di gestire il cambiamento diminuisce poco a poco.
L'apprendimento che ha luogo durante il periodo infantile è spesso definito in maniera vaga "socializzazione", ma questo termine dovrebbe essere riservato a ciò che accade durante il periodo sensibile. Nella fase infantile sembra più che il giovane cane, ora vaccinato e in grado di uscire per affrontare l'ambiente esterno, impari nuove cose su come è fatto il mondo, su come gestirlo e quale strategia adottare per reagire agli eventi inattesi. Da un lato, il cane ha bisogno di un insieme di elementi che è in grado di riconoscere e che suscitino in lui una reazione conforme, dall'atro deve munirsi di un bagaglio di risposte possibili da usare nel caso in cui le abituali regole empiriche non funzionino. Le ricerche hanno mostrato per esempio che sentire il rumore dei fuochi d'artificio durante il periodo di socializzazione oppure nelle prime settimane di quello giovanile protegge i cuccioli dalla paura degli scoppi; quelli che non odono rumori forti finché non diventano più grandi sono più predisposti a sviluppare vere e proprie fobie. Ne consegue che, in generale, i cani che non riescono a sviluppare né la conocenza né le capacità di reazione diventano particolarmente vulnerabili all'insorgenza di ansie aspecifiche e tenderanno ad adottare strategie basate sull'allontanamento, o perfino sull'aggressività, quando messi a confronto con qualcosa di inconsueto che sentono di non poter affrontare.
I cani problematici, ovvero quelli affetti da disturbi comportamentali per cui i padroni hanno attivamente cercato aiuto, ci dicono molto sull'importanza delle prime esperienze di vita.

John Bradshaw

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